Altitudine

210 m slm

Superficie

8,49 Km2

Abitanti

569

Densità

67,02 ab/Km2

CAP

89040

Nome abitanti

agnanesi

Santo patrono

San Basilio Magno

Giorno festivo

14 giugno

 

 

Bivongi si trova ai piedi del Monte Consolino (700m), ad un'altitudine di 270 m s.l.m., in una verde vallata attraversata dal fiume Stilaro e Melodari. Il centro storico, con notevoli dislivelli e piccole vie, è tutto lastricato in porfido. Le case, che si  snodano lungo le "viniadi" (viuzze), hanno quasi tutte una particolare scala laterale. La zona nuova, invece, ha ampie strade e si è sviluppata nella parte bassa del paese sul terreno prosciugato dopo che il fiume Stilaro è stato arginato. La sua storia ha inizio nell'anno 1090 ed è legata al Convento degli Apostoli, i cui ruderi si possono scorgere in alto, su una collina oltre il fiume. È una piccola cittadina piena di genuine tradizioni. La principale attività economica di Bivongi è tuttora l'agricoltura. I suoi prodotti principali sono l'olio e il famoso vino DOC. La sua posizione geografica la rende particolarmente adatta per una giornata immersa nella natura e le sue bellezze, consentono di effettuare degli itinerari naturalistici che vanno a toccare i luoghi più belli, suggestivi e incontaminati del territorio bivongese, come il  Parco Naturale Nicholas Green, i Bagni di Guida e le Cascate del Marmarico. A Bivongi, inoltre, troviamo la testimonianza di quell'attività industriale che interessò la Vallata dello Stilaro. Si intravedono, in mezzo alla natura,  le bocche di miniere e i  mulini che servivano per lo svolgersi di tale attività. A circa due km. dall'abitato di Bivongi, sulla dorsale tra i fiumi Assi e Stilaro , si trova la Basilica bizantino-normanna di San Giovanni Therestys il Vecchio. Oggi dopo novecento anni, è diventata sede dei monaci greco-ortodossi provenienti dal monte Athos.

Basilica e Monastero di San Giovanni Therestys il vecchio

A circa due chilometri dall'abitato , sul dorsale tra i fiumi Stilaro e Assi, si trova la Basilica bizantino-normanna di San Giovanni Théristis (XI secolo). Oggi, dopo novecento anni, il Monastero è ridivenuto sede di monaci greco-ortodossi esicasti del monte Athos, allontanatisi da questi luoghi a seguito dello scisma del 1054. Il complesso è sorto come unica cellula monastica , dal XII sec. in poi, assunse l'autorevole ruolo di centro di formazione dei monaci basiliani.  È stato sontuosamente riedificato da Ruggero II il Normanno nel 1096, verso il 1110 ebbe grande fama, soprattutto per la presenza del Santo Theresti, il mietitore, ma nei secoli successivi decade e nel 1660, i monaci per motivi di sicurezza si trasferiscono a Stilo, nel Monastero di San Giovanni Therestys il Nuovo. Il piccolo Monastero, con alcune celle e una cappella, rimane a sinistra del grande portale in pietra granitica, attraverso il quale si accede nel cortile e nella Basilica. Il Monastero rientra tra gli insediamenti ascetici posti sulle pendici del Monte Consolino e delle altre colline circostanti nella "terrasanta del basilianesimo in Calabria". Fornito di una ricca biblioteca , ha ospitato molti abati tra cui il dotto Apollinare Agresta. La Basilica, costruita nella seconda metà del sec. XI, costituisce una chiara testimonianza architettonica di passaggio dall'età bizantina a quella normanna. Infatti, si presenta come Chiesa bizantina in dimensioni normanne. Elementi di architettura bizantina si notano all'esterno, mentre quelli normanni sono presenti all'interno. Tracce di affreschi fanno capire come i muri della Basilica fossero un tempo affrescati.

Le miniere

L’attività mineraria è sempre stata presente nel territorio. Alcuni documenti ne attestano l’esistenza fin dal VII secolo, quando a Kaulon si iniziarono a coniare monete con l’argento estratto dalla località ancora oggi detta “Argentiera”. Nel XVII secolo tutto il minerale di ferro (limonite) estratto veniva trasportato nelle ferriere di Campoli e Bivongi. In seguito il materiale fu trasferito nelle ferriere statali di Stilo (1620-1770), di Assi (1754-1770) e nei moderni impianti di Mongiana (1770-1875) e di Ferdinandea (1798-1875). L’estrazione mineraria ebbe il suo “clou” nel XIX sec. d.C. durante la dominazione borbonica, quando Bivongi era una tra le zone più ricche dell’intera Italia Meridionale. Le ultime estrazioni nella zona di Bivongi risalgono agli anni Trenta e Quaranta. Nel novembre del 1935 la Società delle Nazioni Unite, in seguito all’occupazione dell’Abissinia, inflisse all’Italia fascista alcune sanzioni.

 

Tra queste il divieto a tutti gli Stati aderenti all’organizzazione di fornire all’Italia materie prime a scopo bellico. Di conseguenza, le industrie italiane dovettero trovare giacimenti metalliferi sul territorio nazionale. La ricchezza di minerali nella zona bivongese era nota già allora. Furono così costruiti numerosi cantieri nella zona di Bivongi nei quali trovarono occupazione circa 300 operai. Il ferro veniva estratto dal monte Consolino mediante una serie di gallerie. Il rame, invece, dalle colline della zona Raspa, sulla destra del Pardalà. Il materiale più importante era la molibdenite. Da questa si ricavava il molibdeno che, unito all’acciaio, lo rendeva estremamente resistente. Una volta estratto, il minerale veniva trasportato con alcune teleferiche nella zona Perrocalli dove c’era uno stabilimento che lo frantumava eliminandone le scorie. Inviato alla Breda di Milano, infine, veniva fuso. L’attività mineraria durò fino al termine della seconda guerra mondiale, quando venne ripristinato il libero mercato e le ditte non poterono più sopportare la concorrenza. Tutto quello che rimase (i minerali, la teleferica e il materiale ferroso) fu acquistato nei primi anni Cinquanta dalla ditta Gentile per poi essere smantellato e fuso negli stabilimenti di Napoli. Oggi a Bivongi rimangono soltanto alcune bocche di miniera e l’edificio di lavaggio del molibdeno detto “Laveria” (in zona Perrocalli), oggi adibito a ristorante.

Bagni di Guida

Pochi chilometri al di fuori del centro abitato, risalendo lo Stilaro, si trova un antico complesso termale del 1870: Bagni di Guida. È un angolo incantevole e molto suggestivo, attraversato dal fiume Stilaro che scorre sotto una fitta galleria di alberi. Famosa dentro e fuori i confini regionali, questa amena località è stata meta in passato di numerosi “pellegrinaggi” da parte di molte persone, attirate dalle sorgenti di acque sulfuree che venivano chiamate acque sante, in virtù delle  innumerevoli proprietà terapeutiche che avevano. Tale sorgente era conosciuta già in epoca romana e le sue acque venivano utilizzate per un bagno pubblico. Lo stabilimento termale fu attivo fino al 1950 ed è stato riaperto recentemente.

Nel 1913, in questa località, si aggiunse una centrale idroelettrica, la prima del meridione.La località, molto frequentata nel periodo estivo soprattutto da chi sfrutta le acque termali, è attrezzata per i pic-nic e per il trekking (c'è un percorso segnalato). Possibilità di pernottamento.

Le cascate del Marmarico

Le Cascate si formano sull'alto corso della fiumara Stilaro. Sono le più alte d'Italia con i suoi 105 m. d'altezza. Sono poste 800 m. s.l.m. I salti d'acqua formano tre laghetti, nelle cui acque in estate è possibile fare un bel tuffo o pescare le trote. Le acque sono cristalline, limpide e ci collocano  in un'oasi rara di natura incontaminata e selvaggia di elci, faggi, abeti, ginestre, rossi corbezzoli, funghi e ciclamini. Il il rumore dell'acqua che cade è rotto solo dai richiami degli uccelli tipici delle foreste. Uno scenario molto bello dove è ancora possibile vedere la volpe, l'astore, lo sparviero. Lungo il sentiero, proprio sulla sponda dello Stilaro, c'è un ontano di circa 50 anni che è diventato oggetto di studio del Wwf. È molto raro, infatti, che esemplari di questo tipo possano vivere più di 20 anni.

Le cascate del Marmarico distano all’incirca 7 Km dal centro abitato e sono raggiungibili con un servizio jeep fornito da privati, o a piedi risalendo il greto del fiume Stilaro.

 

Parco naturale Nicholas Green

Poco fuori dal paese, risalendo il fiume, in zona Vignali, si trova il parco Nicholas Green.  Il parco offre l'opportunità di trascorrere una giornata a contatto con la natura, tra il fresco degli alberi e il rumore dell'acqua limpida del fiume.  Il parco è munito di un ampio parcheggio. C'è il servizio di ristorazione con menù totalmente casarecci e genuini ed è possibile usufruire dei barbecue, tavoli e servizi igienici. Ogni anno, nei giorni 11 e 12 agosto ospita la sagra del cinghiale e il 17,18,19 agosto la festa della birra. Data l'estensione del suo territorio può ospitare fino a 1000 persone.

Vicino al parco ed anche in molti altri posti lungo il fiume si possono trovare i laghetti, dove è possibile fare il bagno nelle fresche acque del fiume. Inoltre il Parco è tappa obbligata per chi volesse raggiungere i Bagni di Guida o le Cascate del Marmarico.

 

Mulinu du furnu

Il mulino esiste fin dal sec. XIII. È stato costruito dai Cistercensi, i quali importarono nei loro possedimenti in Calabria le novità industriali in atto in Europa. Il mulino, infatti, veniva utilizzato per frantumare il minerale, chiamato galena, estratto dalla vicina miniera ubicata nella località che ancora oggi viene chiamata "argentera". Il minerale trattato veniva poi fuso nell'annesso forno. Da qui la denominazione mulinu du furnu.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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