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Canolo
Canolo fece parte per lungo
tempo del principato di Gerace, ne fu casale e
seguì la sorte che fu comune a tutti i piccoli territori e
villaggi, cioè passò di mano in mano nelle compravendite, nelle
guerre e nei giochi dei potenti, così appartenne ai vari rami
dell'autorevole famiglia dei Caracciolo, poi fu
di Alberico da Barbiano, passò agli Aragona, in
seguito andò in mano a Stuart d'Aubugny e
successivamente in quelle del Gran Capitano Consalvo di
Cordova, successivamente appartenne alla famiglia De Marinis e poi, infine, ai Grimaldi.
Il nome di Canolo è di derivazione latina,
Canalis (canale/fontana), riferimento preso probabilmente da una sorgente vicina
detta Canale.
Si pensa che la zona sia
abitata da lungo tempo perché
sono stati rinvenuti resti del periodo neolitico sull'acrocoro di
Il paese è sovrastato da Monte Mutolo, le cui guglie
vengono denominate “Dolomiti del Sud” per la loro
particolare conformazione. È è incastonato sulla parete di roccia carsica che
si eleva tra le fiumare Novito e
Pachina, che hanno scavato due bellissimi canyon a
cornice dell’abitato. Il suo territorio comprende anche aree pianeggianti di grande estensione, soprattutto in località Milea, che, tra l'altro, è un importante centro di villeggiatura estiva, ricco di numerose sorgenti naturali. Molto interessante appare subito il centro abitato, pittoresco e poetico. Si offre, infatti, allo sguardo del turista un paesaggio fantastico, in cui le case sono costruite una sull'altra, fra le viuzze strettissime che si stringono l'una all'altra. La
natura di Canolo è natura di contrasto. Valli e monti si alternano,
accompagnati da grotte calcaree. Vastissime pinete e faggete
circondano le 19 contrade, tutte abitate.
A Canolo Nuova è oggi presente la chiesa della Madonna delle
Nevi, in piazza XXV Aprile.
Interessante l'acqua oligo-minerale che sgorga nei pressi dell'abitato. Aree attrezzate di pic-nic. La chiesa di San Nicola di Bari Eterno cantiere", emblema negli anni, delle condizioni di
dissesto e pericolo che hanno sempre dominato il paese ed ancora
oggi simbolo di questa situazione. Fu consacrata il
7 ottobre 1753
dal vescovo Rossi e, per concessione del vescovo Scoppa, fu
elevata ad arcipretura. Già nel 1723 era stato eretto l'altare
del S.S. Crocefisso, ad opera del sacerdote Paolo Fazzari di
Antonimina.
La bacchetta di San Nicola Si narra che in una roccia delle "Dolomiti del sud", nei pressi dell'imbocco della strada che porta al torrente Pachina, la pioggia battente abbia formato una striscia simile alla bacchetta di San Nicola che protegge il paese da ogni disgrazia. |
«Eravamo quindi diretti a Canolo, che ci era stato descritto dai nostri amici di Gerace come un “luogo tutto orrido, ed al modo vostro pittoresco”.» Edward Lear, Diari di viaggio in Calabria e nel regno di Napoli) |
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Madonna di Prestarona è l'appelativo con cui nell'omonimo santuario situato nel territorio del comune di Canolo viene venerata Maria, madre di Gesù, la cui festa cade la prima domenica di Pasqua. È particolarmente venerata dagli abitanti di Gerace e Canolo. Il santuario, che si trova sull'Aspromonte orientale nel territorio del comune di Canolo, si raggiunge seguendo la SP1 (ex SS111) e imboccando quindi l'apposita strada che si trova prima di Gerace. Il santuario nacque come grancia del monastero di San Filippo d'Argirò da cui era distante due chilometri. Le notizie che si rinvengono in una platea risalente al 1507, conservata nell'Archivio Capitolare di Gerace, avallano quanto già si sapeva riguardo all'antichità della venerazione della Madonna di Prestarona e sui nuclei abitativi che sorgevano nei pressi del convento dove è ubicata. Nel documento è scritto che i monaci basiliani del monastero di San Filippo d'Argirò presso Gerace possedevano, già prima dell'anno mille, la chiesa di Nostra Signora di Prestarona e, secondo l'Oppedisano nella sua Cronistoria della diocesi di Gerace, ogni martedi vi cantavano le lodi alla Madonna (Akàtisto).
Nella cattedrale moderna di Gerace la madonna Assunta è raffigurata sull'altare maggiore in un dipinto insieme a San Filippo e a San Jejunio mentre la statua lignea della Madonna di Prestarona, risalente al 1300 e scolpita personalmente da Tino da Camaino o da alcuni allievi della sua scuola pisana, è ospitata nella cappella dell'Itria, che si trova all'interno della cattedrale di Gerace, dove vi risiede stabilmente dal 1976. Prima di questa data essa subì varie peregrinazioni dai campi alla chiesa ma ora in mezzo ai campi è rimasta solo una copia della statua autentica; la statua lignea che si trova nella chiesa e si venera sotto il titolo di Santa Maria delle Grazie fu realizzata nel 1869 dallo scultore Rocco Larussa. Dopo la scomparsa dei monaci i beni dell'abbazia, tra cui la chiesa, passarono a degli abati commendatari che fecero costruire un romitorio in cui vissero gli eremiti che curarono la chiesa fino a metà degli anni '70. Nel 1813 il procuratore del cardinale Pallavicini fece ingrandire il romitorio. Successivamente la chiesa passò al capitolo cattedrale di Gerace che nominò un procuratore con l'obbligo di celebrare la festa il 1° giovedì dopo la Pasqua. Nel 1862 il Vicario Capitolare Michele Sirgiovanni ingrandì a proprie spese la chiesa e fece selciare la strada che dalla chiesa conduce all'edicola dove si trovava la statua della Madonna. Nel 1906 venne aggiunta la sala per ospitare il capitolo e il vescovo durante la festa e nel 1911 fu edificata la sacrestia; successivamente negli anni '30 ed anche in seguito sono stati eseguiti lavori di restaturo. Leggende collegate Le vicende collegate agli spostamenti della statua non potevano non far sorgere, nelle fantasiose menti del popolo calabrese, una delle tante leggende che girano intorno a molti santuari di questa regione; così il popolo si convinse che San Filippo, San Jejunio e la Madonna erano due fratelli e una sorella che abitavano presso un convento in contrada San Filippo. Mentre San Jejunio si recava a pregare nella contrada che oggi porta il suo nome e San Filippo restava in convento, la Madonna si allontanava continuamente senza dire dove andasse. Una sera i monaci la seguirono e la scoprirono a pregare presso il luogo dove oggi sorge la sua cappelletta. Altre volte la trovarono a pregare su un albero di gelso ed ancora nei pressi di un masso dove oggi sorge la chiesa. Una sera, racconta la leggenda, ella non fece più ritorno al convento ed i monaci, che uscirono ancora una volta per cercarla, la trovarono tramutata in pietra. Raccontato l'accaduto al vescovo questi organizzò una solenne processione che condusse la statua nella cattedrale di Gerace ma la mattina seguente, inspiegabilmente, la madonna ritornò presso quel masso. Una processione ancora più solenne la riaccompagnò a Gerace ma il giorno dopo fu nuovamente trovata in mezzo ai campi. Il vescovo allora capì le intenzioni della Madonna e fece costruire, proprio sopra quel masso, il santuario a lei dedicato che venne abitato dai monaci basiliani. Quando questi se ne andarono, qui la leggenda si mischia con la storia, affidarono la madonna ad un eremita che ebbe sempre cura di tenere accesa la lampada di fronte alla statua. |
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