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Caraffa
Il borgo fu Casale di Bianco e rimase infeudato ai Carafa fino all’eversione della feudalità avvenuta nel 1806. La denominazione attuale “Caraffa del Bianco” è stata imposta nel 1864 dalle autorità del tempo per distinguerla da Caraffa di Catanzaro. Dal 1928 al 1946, durante la dittatura fascista, insieme a Casignana, Sant’Agata e Samo venne denominata “Samo di Calabria” per poi riacquistare l’antico nome e l’autonomia all’inizio del periodo repubblicano. Nel comune di Caraffa sono notevoli le zone di carattere storico tra cui chiese, piazzette, palazzi e belvedere.
Caraffa del Bianco ha un'economia basata prevalentemente sull'agricoltura e la pastorizia. Sono molti, infatti, gli ettari di terreno coltivati a ortaggi, vigneti e uliveti. Olio e vino rosso si producono per il consumo familiare con metodi completamente artigianali. Per quanto riguarda la pastorizia si allevano soprattutto caprini, ovini e suini. Ottimi i salumi e i formaggi che vengono esposti nelle manifestazioni organizzate dalla Pro Loco. È ancora fiorente l'artigianato tessile. Sono tantissime le donne che creano in casa coperte di eccellente fattura. Chiesa Matrice Santa Maria degli Angeli
L’edificio si erge su piazza Umberto I, con l’imponente facciata in pietra che si staglia verso l’alto e sulla quale si sviluppano quattro lesene sormontate da un cornicione che fa da basamento al timpano triangolare che corona l’intera facciata. La gradinata centrale in lastre di pietra guida verso il grande portone ligneo d’ingresso, sormontato da un rosone a forma di croce greca dagli angoli arrotondati. Sul lato sinistro della facciata si trovano due piccole campane bronzee, una delle quali risalente al 1631. Purtroppo, in epoche passate, questo edificio ha subito notevoli danni causati dai numerosi terremoti che si sono susseguiti in questa zona. Particolarmente rilevanti sono stati i danni causati dal terremoto del 1908 che ha provocato lesioni alla muratura in pietra e danneggiato la copertura, riparata al meglio dal parroco di allora. È stata aperta saltuariamente al pubblico fino al 1942 dopodiché venne chiusa al culto perché pericolante. Il terremoto del marzo 1978 aggravò ancor di più la situazione strutturale dell’edificio.
Nel corso
dell’intervento di restauro, sotto
l’abside, è stata rinvenuta una fossa
comune.
Si trova in piazza Nazario Sauro. La prima struttura risale al periodo fascista. Era interamente fatta in lamiera. Intorno al 1950 è stata ricostruita in mattoni pieni. La facciata bianca ha il portone in legno, ai lati due finestre. Una gradinata in pietra garantisce l'accesso. L'interno è a unica navata. Custodisce diverse statue che a turno vengono poste sull'altare. Santuario Madonna delle Grazie La prima costruzione, risalente al 1621, è stata distrutta da un incendio nel 1994. E' rimasta illesa soltanto la statua in marmo raffigurante la Madonna delle Grazie. La chiesetta aveva un'unica navata ed era stata costruita in fango e ciottoli. Era meta continua di pellegrini che venivano dai Comuni circostanti. Oggi è stata ricostruita. La facciata è in intonaco bianco, con un rosone centrale e due finestre in vetro colorato incorniciate da mattoni rossi. Il portale è in marmo, vi si accede attraverso tre gradini. Il campanile, adiacente alla chiesa, ne rispecchia lo stile semplice. |
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Palazzo Barletta, dichiarato di particolare interesse storico artistico dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, fu costruito nel 1559 e prende il nome del proprietario amministratore dei beni dei Carafa di Roccella.
Palazzo Verduci Il Palazzo Verduci risale al XVII secolo e si presenta in buono stato di conservazione, notevole interesse, riveste il portale d’ingresso con la scalinata in pietra, caratteristica anche la loggia con le arcate, ed il balcone principale con la ringhiera in ferro battuto. Oltre che per i suoi segni architettonici di rilevanza storica e culturale, questo palazzo riveste un ruolo importante per la famiglia che lo abitò e da cui prende il nome: “Palazzo Verduci”. Qui infatti è nato e cresciuto Rocco Verduci, uno dei “Cinque Martiri di Gerace”.
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