Altitudine

476 m slm

Superficie

19,11 Km2

Abitanti

725

Densità

937,94  ab/Km2

CAP

89030

Nome abitanti

ferruzzanoti

Santo patrono

San Giuseppe

Giorno festivo

19 marzo
1a dom. agosto

 

 

Il comune di Ferruzzano si divide in tre frazioni: Ferruzzano Marina, Saccuti e Ferruzzano Superiore.

Ferruzzano Marina, posta a 12 metri sul livello del mare, è la zona più popolata del Comune, segno tangibile del continuo e progressivo abbandono del centro interno, distante dai grandi nodi di comunicazione.

La Marina è, a pieno titolo, una delle principali località turistiche della Locride. Costa e collina rappresentano due aspetti incantevoli di paesaggio che affascina persino il passante frettoloso.
I diversi colori del mare, la larga spiaggia, la ghiaia, che invitano al relax, al divertimento, a vari momenti di aggregazione sociale, a tutte le ore, animano il lungomare, che in ogni estate, e non soltanto, diventa meta privilegiata di tanti amici-stranieri.
Il Promontorio "Capo Bruzzano", con la lussureggiante pineta da cui si può ammirare l'orizzonte e l'omonima scogliera.

Il lungomare, nella sua estensione, rimane in gran parte isolato e privo di costruzioni, il paese occupa solo una piccola parte a sud-est del lungomare. 

A prima vista la spiaggia, così come il mare e il paesaggio circostante non sono molto diversi da quelli dello Jonio calabrese. Ma basta fermarsi, sdraiarsi un poco sulla sabbia rovente, respirare la piacevole e leggera brezza marina che spira dal mare, ritrovarsi abbronzati in poche ore senza neanche accorgersi, entrare in acqua e non aver più voglia di uscire, ed è incantesimo.

La spiaggia è a sabbia bianca, è poco o per niente affollata. Ultimamente la zona è stata presa d'assalto dai camper, soprattutto da stranieri, molti di essi permangono quivi dall'inizio di giugno fino a tutto ottobre.

 

Ferruzzano Superiore che sorge a 470 metri sul livello del mare, a 9 Km di distanza dal mar Ionio, è ormai quasi del tutto abbandonato.

La sua fondazione è strettamente connessa con le incursioni dei pirati del XVI secolo.
Infatti le razzie da questi operate costrinsero gli abitanti dei centri costieri a cercare rifugio all'interno, in luoghi più sicuri (ove fosse possibile la difesa), e a fondare altri centri, fra i quali, appunto, Ferruzzano.
Fu feudo conteso sino al 1811, data in cui ottenne autonomia comunale. Fu gravemente danneggiato dai movimenti tellurici del 1783 e del 1907.
Il suo patrimonio storico è costituito unicamente dai resti di antiche costruzioni ormai in gran parte dirute, fra cui alcuni interessanti portali in granito e parti di edifici di una certa rilevanza dei secoli XVI e XVII.
Tuttavia, il suo centro storico colpisce egualmente le anime più sensibili, giacchè non mancano elementi altamente suggestivi, grazie alle stradine che si intersecano fra di loro, collegate da interminabili scale sulle quali, spesso, si affacciano balconi colmi di vasi fioriti.

Le viuzze, poi, con le "lamie" costituiscono un'attrattiva veramente particolare, le "vinelle" e le "rughe" richiamano ancora una vita sana e spensierata non soltanto per i ragazzi ma anche per gli adulti.
E che dire delle bellezze naturalistiche!! Il Bosco di Rudina, geloso custode di piante di altissimo valore, tanto da essere riconosciuto dalla Comunità Europea luogo SIC, e di numerosi palmenti di origine bizantina, scoperti di recente dal Prof. Orlando Sculli, è diventato meta di tanti esperti escursionisti e studiosi che vi arrivano da varie univeristà.
La "Rocca del carruso", che sorge maestosa a guardia di tutte le zone vicine, le fontane a sorgente naturale, di "Zagaria" nel Bosco di Rudina, di "Scrisà", dello "Scalone", in località Stinchi, di "Santu Petru", della "Portella", di "Strangio", dei "Frati", e quelle di "Stroffa" e di "Saccuti", rappresentano dei percorsi suggestivi per tutti gli amanti della natura e sono punti di richiamo della vita del paese nel passato.

A fine Ottocento la vita del paese conosce una grande mobilità. Dalla Piana (Oppido, , Seminara) vi giungono artigiani, calzolai, muratori, sarti, fabbri ferrai, falegnami. Le partenze per l’America cominciano attorno al 1880: centinaia di ferruzzanesi (o ferruzzanoti) finiscono nell’area di Buffalo-Rochester dove c’era bisogno di manodopera per scavare canali e costruire ferrovie. Per gli  “americani” mandare a scuola i propri figli diventa lo scopo di una vita: si afferma una categoria di medici, avvocati, insegnanti, ragionieri, tutti figli di emigrati che si allontanano dalla condizione di chi era rimasto in paese a fare il contadino, il pastore, il calzolaio.

Dopo la seconda guerra mondiale riprende la fuga. Questa volta la gente emigra in Liguria, a Torino, in Canada, in Australia. Dagli anni sessanta in poi zona Canalello vengono costruiti alla rinfusa e senza alcun piano regolatore villini e case di ogni tipo e forma: per l’estate e per le vacanze degli emigrati che ritornano. Il terremoto dell’11 marzo 1978 provoca molti danni nella Locride e nell’area grecanica: il paese viene dichiarato inabitabile.

Nel 1990 Gino Gullace parla di un paese ormai morto.

«Oggi Ferruzzano è un paese fantasma nel pieno senso della parola. I paesi fantasma del West americano sono formati da qualche rudere semisepolto dai cespugli, da qualche chiesa diroccata, da mucchi di ferraglia: chi entra dentro vede subito che si tratta di paesi nati all’improvviso e morti all’improvviso. Ma Ferruzzano ha avuto un millennio di vita e in esso vi aleggia un’anima. Le case sono rimaste intatte, come se la gente le abbia abbandonate per sfuggire a un misterioso malanno e stanno lì in attesa che i fuggiaschi ritornino e vi si insediano di nuovo. Le uniche cose vive che rimangono sono qualche cane randagio, qualche ramarro che attraversa la strada, qualche gallina che fruga nelle immondizie.

Ogni tanto a una finestra appare il volto di qualche vecchia che rimane lì in attesa della morte. Si affaccia, richiamata dal rumore dei passi che echeggiano tra i muri, forse illudendosi che qualcuno dei suoi figli, emigrato in Australia, nel Canada, negli Stati Uniti o in Argentina, sia arrivato dopo lungi anni per rivederla per l’ultima volta.

Chi visse nel passato 40 anni fa, sentirà certamente l’effetto conchiglia: dicono che poggiando l’orecchio su una conchiglia si sentono i rumori dei venti e delle tempeste che essa attaccata a uno scoglio, ha raccolto nei millenni.

In Ferruzzano, uno non solo sente i rumori del passato: ma le vie si popolano di figure e di fantasmi, di tutte le sagome che una volta davano al paese la vita, riempiendo le piazze e affollando le strade. Dove sono queste sagome che uno vede nelle sua immaginazione?».

Ferruzzano: il sisma del 1907

Calabria, sera di mercoledì 23 Ottobre 1907.
Alle ore 21.27 un forte scossa tellurica fa tremare il suolo per oltre quattordici secondi. L’epicentro del sisma è posto sul versante del mar Jonio, quasi all’estremità della regione, fra le valli comprese fra i fiumi Buonamico e Piscopio, nelle propaggini del monte Fernio, a sud est dell’Aspromonte.
Proprio in questa area è situato Ferruzzano, il paese più devastato, con oltre quattrocento vittime e più di seicento feriti, la maggior parte in gravissime condizioni. Posto nel circondario di Gerace, sopra un monte, a nove chilometri di distanza dal mare, Ferruzzano viene infatti quasi completamente raso al suolo mentre moltissimi suoi abitanti, già coricati nei loro letti al momento del sisma, perdono la vita nel crollo improvviso di tetti ed abitazioni.
Molte sono le vittime anche a Brancaleone, situato sopra una fertile collina, a cinque chilometri dal mar Jonio e a sette dal promontorio Erculeo, e seriamente danneggiato risulta anche, a dieci chilometri da Gerace, il paese di Sant’Ilario, ricco di cereali, ulivi e vigneti. L’elenco delle località danneggiate dal sisma, comunque, risulterà parecchio lungo, annoverando anche centri posti sull’altro versante dell’Aspromonte, quali Ardore, Gioiosa Jonica e Roccella.
Ad ostacolare inoltre i già difficili soccorsi, resi estremamente ardui dalla mancanza di informazioni e di vie di comunicazione adeguate e percorribili (si pensi che all’epoca del terremoto Ferruzzano mancava ancora di strade carrozzabili, di ufficio postale e telegrafico), nei giorni immediatamente successivi al sisma su tutti i paesi devastati imperverseranno un violentissimo scirocco e fortissimi temporali, ad aggravare le già precarie condizioni dei moltissimi sfollati e senzatetto.

 

Giuseppe Zangara, l'anarchico italiano che voleva uccidere Roosevelt

Giuseppe Zangara era un muratore nato a Ferruzzano il 7 settembre 1900 ed emigrato negli Stati Uniti.

La mattina del 15 febbraio 1933, al Bayfront Park di Miami sparò cinque colpi all'indirizzo del capo della Casa Bianca. I cinque proiettili sparati dalla sua semiautomatica a buon mercato hanno mancato il presidente Roosevelt, che se l'è cavata solo con un grande spavento, ma sono andati comunque a segno, uccidendo il sindaco di Chigaco, Anton "Tony" Cermak, che faceva parte del drappello presidenziale e ferendo altre quattro persone. Zangara venne subito fermato dagli agenti di polizia presenti sul luogo del comizio e portato in carcere. Fu giudicato colpevole nel corso di un processo lampo e quasi subito giustiziato: il 20 marzo, poco più di un mese dopo l'attentato, si è ritrovato faccia a faccia con il boia sulla sedia elettrica del penitenziario di Raiford.

Zangara diede esempio di coraggio estremo pronunciando davanti alla morte le parole:

« Mi date la sedia elettrica. Io non ho paura di quella sedia! Voi siete dei capitalisti. Anche voi siete dei criminali. Mettetemi sulla sedia elettrica. Non mi importa! Andate al diavolo, figli di puttana ... Mi ci siedo da solo ... Viva Italia! Addio alla gente povera ovunque! ... Vili capitalisti! Niente foto! Capitalisti! Nessuno qui che mi faccia una foto. Tutti i capitalisti sono una banda di vili criminali. Avanti. Schiacciate il bottone! »

 

 

 

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