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Ferruzzano
Il
comune di Ferruzzano si divide in tre frazioni: Ferruzzano Marina,
Saccuti e Ferruzzano Superiore.
Ferruzzano Marina, posta a 12 metri sul livello del
mare, è la zona più popolata del Comune, segno tangibile del
continuo e progressivo abbandono del centro interno, distante dai
grandi nodi di comunicazione.
La Marina è, a pieno titolo, una delle principali località
turistiche della Locride. Costa e collina rappresentano due aspetti incantevoli di
paesaggio che affascina persino il passante frettoloso.
I diversi colori del mare, la larga spiaggia, la ghiaia, che
invitano al relax, al divertimento, a vari momenti di
aggregazione sociale, a tutte le ore, animano il lungomare,
che in ogni estate, e non soltanto, diventa meta
privilegiata di tanti amici-stranieri.
Il Promontorio "Capo Bruzzano", con la lussureggiante pineta
da cui si può ammirare l'orizzonte e l'omonima scogliera.
Il lungomare, nella sua estensione, rimane in gran parte isolato e
privo di costruzioni, il paese occupa solo una piccola parte a
sud-est del lungomare.
A prima vista la spiaggia, così come il mare e il paesaggio
circostante non sono molto diversi da quelli dello Jonio calabrese.
Ma basta fermarsi, sdraiarsi un poco sulla sabbia rovente, respirare
la piacevole e leggera brezza marina che spira dal mare, ritrovarsi
abbronzati in poche ore senza neanche accorgersi, entrare in acqua e
non aver più voglia di uscire, ed è incantesimo.
La spiaggia è a sabbia bianca, è poco o per niente affollata.
Ultimamente la zona è stata presa d'assalto dai camper, soprattutto
da stranieri, molti di essi permangono quivi dall'inizio di giugno
fino a tutto ottobre.
Ferruzzano Superiore che sorge a
470 metri sul livello del mare, a 9 Km di distanza dal mar Ionio, è
ormai quasi del tutto abbandonato.
La
sua fondazione è strettamente connessa
con le incursioni dei pirati del XVI secolo.
Infatti le razzie da questi operate costrinsero gli abitanti dei
centri costieri a cercare rifugio all'interno, in luoghi più sicuri
(ove fosse possibile la difesa), e a fondare altri centri, fra i
quali, appunto, Ferruzzano.
Fu feudo conteso sino al 1811, data in cui ottenne autonomia
comunale. Fu gravemente danneggiato dai movimenti tellurici del 1783
e del 1907.
Il suo patrimonio storico è costituito unicamente dai resti di
antiche costruzioni ormai in gran parte dirute, fra cui alcuni
interessanti portali in granito e parti di edifici di una certa
rilevanza dei secoli XVI e XVII.
Tuttavia, il suo centro storico colpisce egualmente le anime più
sensibili, giacchè non mancano elementi altamente suggestivi, grazie
alle stradine che si intersecano fra di loro, collegate da
interminabili scale sulle quali, spesso, si affacciano balconi colmi
di vasi fioriti.
Le viuzze, poi, con le "lamie" costituiscono un'attrattiva
veramente particolare, le "vinelle" e le "rughe" richiamano
ancora una vita sana e spensierata non soltanto per i
ragazzi ma anche per gli adulti.
E che dire delle bellezze naturalistiche!! Il Bosco di
Rudina, geloso custode di piante di altissimo valore, tanto
da essere riconosciuto dalla Comunità Europea luogo SIC, e
di numerosi palmenti di origine bizantina, scoperti di
recente dal Prof. Orlando Sculli, è diventato meta di tanti
esperti escursionisti e studiosi che vi arrivano da varie
univeristà.
La "Rocca del carruso", che sorge maestosa a guardia di
tutte le zone vicine, le fontane a sorgente naturale, di "Zagaria"
nel Bosco di Rudina, di "Scrisà", dello "Scalone", in
località Stinchi, di "Santu Petru", della "Portella", di "Strangio",
dei "Frati", e quelle di "Stroffa" e di "Saccuti",
rappresentano dei percorsi suggestivi per tutti gli amanti
della natura e sono punti di richiamo della vita del paese
nel passato.
A fine Ottocento la vita del paese conosce una
grande mobilità. Dalla Piana (Oppido, , Seminara) vi giungono
artigiani, calzolai, muratori, sarti, fabbri ferrai, falegnami. Le
partenze per l’America cominciano attorno al 1880: centinaia di
ferruzzanesi (o ferruzzanoti) finiscono nell’area di
Buffalo-Rochester dove c’era bisogno di manodopera per scavare
canali e costruire ferrovie. Per gli “americani” mandare a scuola i
propri figli diventa lo scopo di una vita: si afferma una categoria
di medici, avvocati, insegnanti, ragionieri, tutti figli di emigrati
che si allontanano dalla condizione di chi era rimasto in paese a
fare il contadino, il pastore, il calzolaio.
Dopo la seconda guerra mondiale riprende la
fuga. Questa volta la gente emigra in Liguria, a Torino, in Canada,
in Australia. Dagli anni sessanta in poi zona Canalello vengono costruiti
alla rinfusa e senza alcun piano regolatore villini e case di ogni
tipo e forma: per l’estate e per le vacanze degli emigrati che
ritornano. Il terremoto dell’11 marzo 1978 provoca molti danni nella
Locride e nell’area grecanica: il paese viene dichiarato
inabitabile.
Nel
1990 Gino Gullace parla di un paese ormai morto.
«Oggi Ferruzzano è un paese fantasma nel pieno
senso della parola. I paesi fantasma del West americano sono formati
da qualche rudere semisepolto dai cespugli, da qualche chiesa
diroccata, da mucchi di ferraglia: chi entra dentro vede subito che
si tratta di paesi nati all’improvviso e morti all’improvviso. Ma
Ferruzzano ha avuto un millennio di vita e in esso vi aleggia
un’anima. Le case sono rimaste intatte, come se la gente le abbia
abbandonate per sfuggire a un misterioso malanno e stanno lì in
attesa che i fuggiaschi ritornino e vi si insediano di nuovo. Le
uniche cose vive che rimangono sono qualche cane randagio, qualche
ramarro che attraversa la strada, qualche gallina che fruga nelle
immondizie.
Ogni
tanto a una finestra appare il volto di qualche vecchia che rimane
lì in attesa della morte. Si affaccia, richiamata dal rumore dei
passi che echeggiano tra i muri, forse illudendosi che qualcuno dei
suoi figli, emigrato in Australia, nel Canada, negli Stati Uniti o
in Argentina, sia arrivato dopo lungi anni per rivederla per
l’ultima volta.
Chi visse nel passato 40 anni fa, sentirà certamente
l’effetto conchiglia: dicono che poggiando l’orecchio su una
conchiglia si sentono i rumori dei venti e delle tempeste che essa
attaccata a uno scoglio, ha raccolto nei millenni.
In Ferruzzano, uno non solo sente i rumori del
passato: ma le vie si popolano di figure e di fantasmi, di tutte le
sagome che una volta davano al paese la vita, riempiendo le piazze e
affollando le strade. Dove sono queste sagome che uno vede nelle sua
immaginazione?».
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Ferruzzano: il sisma del 1907
Calabria, sera di mercoledì 23 Ottobre 1907.
Alle ore 21.27 un forte scossa tellurica fa tremare il suolo per
oltre quattordici secondi. L’epicentro del sisma è posto sul
versante del mar Jonio, quasi all’estremità della regione, fra le
valli comprese fra i fiumi Buonamico e Piscopio, nelle propaggini
del monte Fernio, a sud est dell’Aspromonte.
Proprio in questa area è situato Ferruzzano, il paese più devastato,
con oltre quattrocento vittime e più di seicento feriti, la maggior
parte in gravissime condizioni. Posto nel circondario di Gerace,
sopra un monte, a nove chilometri di distanza dal mare, Ferruzzano
viene infatti quasi completamente raso al suolo mentre moltissimi
suoi abitanti, già coricati nei loro letti al momento del sisma,
perdono la vita nel crollo improvviso di tetti ed abitazioni.
Molte sono le vittime anche a Brancaleone, situato sopra una fertile
collina, a cinque chilometri dal mar Jonio e a sette dal promontorio
Erculeo, e seriamente danneggiato risulta anche, a dieci chilometri
da Gerace, il paese di Sant’Ilario, ricco di cereali, ulivi e
vigneti. L’elenco delle località danneggiate dal sisma, comunque,
risulterà parecchio lungo, annoverando anche centri posti sull’altro
versante dell’Aspromonte, quali Ardore, Gioiosa Jonica e Roccella.
Ad ostacolare inoltre i già difficili soccorsi, resi estremamente
ardui dalla mancanza di informazioni e di vie di comunicazione
adeguate e percorribili (si pensi che all’epoca del terremoto
Ferruzzano mancava ancora di strade carrozzabili, di ufficio postale
e telegrafico), nei giorni immediatamente successivi al sisma su
tutti i paesi devastati imperverseranno un violentissimo scirocco e
fortissimi temporali, ad aggravare le già precarie condizioni dei
moltissimi sfollati e senzatetto.
Giuseppe
Zangara, l'anarchico italiano che voleva
uccidere Roosevelt
Giuseppe Zangara era un muratore nato a
Ferruzzano il 7
settembre 1900 ed emigrato negli Stati Uniti.
La mattina del 15 febbraio
1933, al Bayfront Park di Miami sparò cinque colpi all'indirizzo
del capo della Casa Bianca. I cinque
proiettili sparati dalla sua semiautomatica a buon mercato hanno
mancato il presidente Roosevelt, che se l'è cavata solo con un
grande spavento, ma sono andati comunque a segno, uccidendo il
sindaco di Chigaco, Anton "Tony" Cermak, che faceva parte del
drappello presidenziale e ferendo altre quattro persone. Zangara venne subito fermato
dagli agenti di polizia presenti sul luogo del comizio e portato
in carcere. Fu giudicato colpevole nel corso di un processo
lampo e quasi subito giustiziato: il 20 marzo, poco più di un
mese dopo l'attentato, si è ritrovato
faccia a faccia con il boia sulla sedia elettrica del
penitenziario di Raiford.
Zangara diede esempio
di coraggio estremo pronunciando davanti
alla morte le parole:
« Mi date la sedia elettrica. Io non
ho paura di quella sedia! Voi siete dei
capitalisti. Anche voi siete dei
criminali. Mettetemi sulla sedia
elettrica. Non mi importa! Andate al
diavolo, figli di puttana ... Mi ci
siedo da solo ... Viva Italia! Addio
alla gente povera ovunque! ... Vili
capitalisti! Niente foto! Capitalisti!
Nessuno qui che mi faccia una foto.
Tutti i capitalisti sono una banda di
vili criminali. Avanti. Schiacciate il
bottone! » |