Altitudine

120 m slm

Superficie

36,07 Km2

Abitanti

7.019

Densità

194,59  ab/Km2

CAP

89042

Nome abitanti

gioiosani (ggejusani)

Santo patrono

San Rocco

Giorno festivo

27/1 - 16/8
ult. dom. agosto

 

 

Gioiosa Jonica è una cittadina della provincia di Reggio Calabria situata tra le campagne sovrastanti la costa Jonica. Le origini del paese risalgono ad un periodo precedente il VI secolo a. C. È noto che i coloni ellenici solessero fissare dimora in luoghi di mare o dove la presenza di corsi d'acqua potesse dar loro la possibilità di transitare per via fluviale. È probabile che sia dunque questo il motivo per il quale scelsero di stabilirsi sulla sponda sinistra del Torbido e di costruire l'abitato nella piana Santa Maria là dove il fiume allarga il suo alveo.

A suffragio di tale ipotesi sono stati ritrovati resti di vasellame e utensili vari. In epoca romana sembra che il luogo abbia conosciuto una particolare floridezza. Ne sono testimonianza i resti dell'esteso complesso termale del Naniglio (I - III` sec d.C.).

Con le incursioni saracene, questo primo agglomerato urbano, chiamato Mystia, fu raso al suolo, indi ricostruito verso l'interno e denominato Mocta Giojosa (derivante probabilmente dal greco "ghe heliose" che vuol dire "borgo solare").

Per lunghi secoli fu casale sottoposto alla giurisdizione della vicina Grotteria di cui seguì le alterne vicende. Pare che durante il dominio angioino qualcuno dei signorotti succedutisi decise di fissare la propria residenza nel feudo gioiosano, edificando il castello, una dimora fortificata, in uno dei punti più inaccessibili del territorio.

Dopo la dominazione aragonese, divenne feudo.

Durante il XV e parte del XVI secolo, mentre il castello andava via via perdendo la sua originaria destinazione militare per assumere quella residenziale e amministrativa, 1'abitato conobbe un'espansione senza precedenti. Raggiunta la saturazione sulla rupe, all'interno della cerchia muraria chiusa dalle due porte di accesso, Barletta e Falsa, 1'abitato si espanse fuori le mura, dando origine al cosiddetto Borgo ed ai vari quartieri che ancora oggi lo compongono.

Il Naniglio

Il nome dovrebbe derivare dal termine greco bizantino anelios, senza sole. È in pratica una sala sotterranea molto ampia, parte di una grande villa romana situata sulle pendici di un modesto colle, alla periferia di Gioiosa. L’edificio, risalente al II-III secolo DC, era un insediamento tipico di quell’epoca, la villa rustica, una specie di fattoria per il controllo e lo sfruttamento agricolo di un latifondo.

La villa sorgeva a poca distanza dal mare, sul costone orientale del fiume Torbido, allora navigabile, e costituente una delle vie d’accesso, attraverso l’entroterra roccioso, dal litorale ionico a quello tirrenico.

La villa, con accesso tramite una scala elicoidale, si compone di tre settori disposti a terrazze e accompagnata da un imponente impianto di canalizzazione.

NaniglioIl primo di essi era adibito a sede residenziale dei proprietari terrieri, rimangono i resti di sontuosi pavimenti a mosaico e tracce d'intonaci dipinti.

Il secondo era adibito a camera di raccolta delle acque per uso irriguo. Si tratta di una cisterna a tre navate, coperta da un sistema di volta a crociera sorretta da otto pilastri quadrangolari su doppia fila.

Il terzo era adibito a fornaci per la fabbricazione di tegole e mattoni, come prova il rinvenimento di numerosi cocci con lo stesso bollo QICM, probabilmente iniziali del nome del proprietario della villa e dell'officina dei laterizi.

C’è da aggiungere che altri insediamenti dello stesso tipo sono stati rinvenuti a poca distanza, lungo la valle del fiume Torbido.

Il castello

Il castello sorge a strabiombo lungo il corso della fiumara galizzi, a cinque chilometri dalla costa, sulla sommità del promontorio roccioso dove nel corso dei secoli ebbe inizio lo sviluppo dell'abitato gioiosano. Il castello è a pianta più o meno triangolare e presenta due torri dislocate agli angoli esposti ad oriente e occidente. L'ingresso è posto sull'antico fossato, presso la parete meridionale, e immette in un lungo corridoio che separava le due ale del complesso, l'orientale e l'occidentale. A tale ingresso si accede attraverso un ponte in muratura con annessa scalinata.

Castello AragoneseAl di qua del fossato si trova un edificio signorile che a partire dalla metà del seicento è stato adibito a palazzo baronale e dimora del feudatario. L'ultimo tratto di strada pubblica che conduceva a tale abitazione e allo stesso castello venne recintata da un muro trasversale edificato ai piedi della torre orientale nel quale si inserì un ampio portale corredato da un cancello cancello.

Lungo la vecchi strada venne realizzato un giardino e il fossato fu trasformato in un cortile che costruì il raccordo tra i ruderi della fortificazione e il palazzo baronale. La costruzione del castello è collocabile durante il periodo svevo (1194-1265) o nei primi decenni del dominio angioino (1266-1443). Il castello, appartenuto alle famiglie Caraccciolo e Carafa, dalla fine dell'ottocento è di proprietà dei marchesi Pellicano.

Palazzo AmaduriPalazzo Amaduri

Il palazzo, appartenuto alla famiglia Ameduri e attualmente di proprietà del Comune, sorgeva già fin dal XV secolo, ma di minori dimensioni, ed era residenza della nobile famiglia Condercuri fondatrice (1575) della vicina chiesa dei SS. Pietro e Paolo. Estintosi la casata nell’anno 1694, la famiglia Amaduri che risiedeva nelle vicinanze ereditò l’intero complesso, la quale provvide all’ampliamento del palazzo, lavori che si protrassero fin oltre la seconda metà del XVIII sec. (datazione del portale). Fra i discendenti di Felice Amaduri, è degno di menzione Vincenzo Amaduri, deputato del primo Parlamento Italiano, cavaliere del Real Ordine di Carlo III di Borbone e noto per aver ospitato nel 1847 proprio nel suo palazzo di Gioiosa, i cinque Martiri di Gerace.

Portale palazzo AmaduriIl palazzo è situato su tre livelli: un piano seminterrato, un piano terrammezzato, un piano nobile; lo spazio abitativo si dispone intorno ad una corte leggermente decentrata verso Sud, dove si apre un giardino ameno situato su terrazze, progettato insieme al palazzo, con angoli per il riposo e lo svago dotati di sedili semi-circolari in muratura rivestiti di piastrelle in cotto e decorati; esso è scenograficamente sistemato intorno ad una costruzione centrale con vano semipogeico e coronata originariamente da busti marmorei. La facciata principale è organizzata intorno ad un portale in granito inscritto in una cornice neoclassica in forma di arco trionfale, con lesene in alto plinto e capitelli che sorreggono un attico decorato semplicemente con riquadrature; sull’attico poggia una loggetta che forma, insieme al portale, il fulcro della composizione architettonica della facciata, scandita da altre lesene in blocchi lapide. Dal portale si accede ad un atrio voltato a botte che immette alla corte centrale; sull’atrio si affacciano le due grandi sale a pianoterra accessibili anche dall’esterno, dove ancora si conservano alcune volte e le pavimentazioni originali. Oggi queste sale e gli ambienti adiacenti sono adibiti ad Archivio storico, Ufficio Europa della Locride e a Biblioteca (la biblioteca Comunale possiede circa 6.500 volumi di cui 1500 di cultura regionale calabrese. Fa parte del Sistema Bibliotecario Territoriale Jonico di Bovalino).

Dalla corte centrale si dipartono lo scalone principale che accede al piano nobile, situato sul lato sinistro, ed una scala accessoria situata sul lato opposto, dove sono disposti saloni ed altri ambienti di servizio. Le sale avevano originariamente i soffitti dipinti. Oggi questi saloni al piano nobile, uno dei quali decorato da Corrado Armocida, sono adibiti a sale convegni ed espositive: nell’ala settentrionale è ospitata la Pinacoteca, raccolta di tele databili dal XVII al XIX secolo, e provenienti dalle chiese cittadine; si tratta di un grande dipinto attribuito a Mattia Preti, di pale d’altare e di una serie di ritratti dei vescovi di Gerace tra  ‘700 e ‘800. La raccolta si accrescerà a breve di nuove acquisizioni. In una sala adiacente è sistemato il presepe creato da Donna Gemma Murizzi Incorpora e donato dai figli dell’Artista al Comune in occasione del 9° premio di presepi intitolato appunto a Donna Gemma.

Nell’ala meridionale, invece, si trova una mostra didattica sulla villa romana del Naniglio (i cui resti sono ubicati alla periferia della cittadina) con pannelli espositivi e tre vetrine con i principali reperti provenienti dallo scavo. In una sala adiacente è esposta l’Allegoria della foresta, pregevole opera di scultura  in legno, raffiguranti tutti gli animali della montagna calabrese.

Palazzi Macrì, Linares e Naymo

Il centro urbano, probabilmente settecentesco, possiede interessanti palazzi e chiese ricchi di storia, come la chiesa di San Giovanni Battista e palazzo Macri. Quest'ultimo ha la facciata principale finestrata, il portale litico ad arco è sormontato da un balcone con ringhiera in ferro battuto. L'interno ha una corte decorata con alte colonne doriche e corredata di scalinata in pietra che conduce alle sale dei piani superiori. L'edificio custodisce affreschi originari policromi.

Il palazzo baronale Linares si eleva su tre livelli: la facciata principale è scandita da lesene ed è corredata di balconcini con ringhiera decorata da colonnine in muratura. Il terzo piano presenta un'ampia loggia e piccole lunette decorative sovrastanti. All'edificio, che conserva parte degli arredi originari, si accede per mezzo di un sobrio portale ad arco. Palazzo Naymo Pellicano Spina, che si trova nel cuore del centro storico, è ricco di affreschi: particolarmente pregiato quello del soffitto del salone principale raffigurante la dea Giunone con il pavone. L'imponente palazzo appartenuto alla famiglia Vanvitelli si eleva su tre livelli. Le pareti esterne sono quasi completamente corredate di finestre (al primo piano) e balconcini in ferro battuto (secondo piano). Pregevole il portale ad arco in pietra sormontato da un'ampia loggia in ferro battuto.

Chiesa dell'AnnunziataChiese

Attraverso i suggestivi rioni del paese, si dispiegano con imponenza e in continua successione numerosi edifici sacri, tra i più belli della Locride.

Chiesa matrice - San Giovanni BattistaIn ordine cronologico la più antica è la Chiesa dell’ANNUNZIATA, costruita nel XIII° secolo dai monaci Basiliani, che abitavano nel monastero non molto distante dalla chiesetta. Segue la solitaria Chiesa MATRICE, sorta quasi al centro del borgo medievale, dedicata a San Giovanni Battista del quale si conserva un pregevole quadro che lo rappresenta. La Chiesa di Santa Caterina è stata costruita in epoca neoclassica in onore dell’antica Patrona della città. Grande interesse artistico rivestono una tela pregiata e la statua di Santa Caterina d’Alessandria (gruppo ligneo di scuola partenopea, opera dello scultore napoletano Giovanni Bonavita) che danno prestigio alla Chiesa omonima.

Sulla strada che conduce al Centro Storico, emerge la splendida Chiesa dell’ADDOLORATA. Chiesa di San RoccoCon un superbo esterno in stile neoclassico, la Chiesa è dotata di pregiatissime opere d’arte , tra cui lo splendido interno ricco di stucchi policromi, il monumentale organo a 22 registri e 1400 canne e l’inestimabile “Ostensorio” in oro e argento.

Di notevole interesse è la Chiesa del ROSARIO, affidata, nel 1593 ai Padri Francescani minori.

Fondata nel XVI° secolo e più volte restaurata, è la Chiesa di SAN ROCCO che sorge nelle vicinanze del nobile palazzo degli Amaduri. Il Sacro edificio,  è dedicato a San Rocco attuale Patrono di Gioiosa Jonica. Al suo interno trovano posto: la bellissima statua di Sant’Anna scolpita da Rocco Murizzi e la singolare statua in cartapesta di Maria SS. Ausiliatrice, opera inconfondibile della bravissima Donna Gemma Incorpora.

 

La chiesa dei SS. Apostoli Pietro e Paolo è l'edificio sacro più antico del paese: sorge addossato al lato est dell'edificio Amaduri. Di piccole dimensioni, aveva funzioni di cappella privata della famiglia Condercuri vissuta a Gioiosa Jonica tra il XVI e il XVII secolo.

Nei dintorni di Gioiosa, in uno scenario di verde spontaneo e di colture, spiccano le incessanti opere dell'uomo per controllare e sfruttare le acque: presenti, infatti, mulini ad acqua, acquedotti e fontane oltre ai ruderi di case rurali e di mura di contenimento. Sulle colline di Cessarè è possibile visitare i resti di antichi insediamenti medievali. Caratteristica della zona è la presenza di una serie di artistiche fontane e sistemazioni idrauliche che pare risalgano al XVIII secolo e che conservano ancora interessanti immagini sacre sulle pareti.

Le zone Crini e Cardini, nell'area nota come Bosco del Principe, i fitti boschi di castagni e conifere si ritiene siano stati regno di caccia della famiglia Carafa di Roccella.

 

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