|
Marina di Gioiosa
Sembra che questo primordiale sito urbano avesse la denominazione di Romechium. In seguito il paese seguì le vicende politiche, sociali e amministrative dell'odierno comune di Gioiosa Jonica, fino a tempi molto recenti. Le prime notizie certe su questo vasto territorio risalgono al 1437, quando questo viene menzionato tra i feudi di proprietà dei conti di Gerace, Caracciolo Rossi. A quell'epoca il nome sembra fosse Joyusa, poi trasformatosi in Mocta Joyusa, Il paese acquisì l'attuale denominazione, Marina di Gioiosa Jonica soltanto nel 1863, quando divenne frazione appunto di Gioiosa Jonica, e la mantenne anche quando ottenne, il 21 aprile 1948, con decreto del presidente della Repubblica, l'autonomia amministrativa. Nei pressi del teatro sono stati rinvenuti i resti di alcuni edifici di epoca romana: le terme, la necropoli e i resti del "Portus", scoperto da una mareggiata ed oggi riseppellito. Lungo la fascia litoranea esisteva una antica chiesetta rurale, fondata nel seicento ed intitolata a San Nicola a Mare.
Vi si conservano un dipinto ad olio su tela della Sacra Famiglia di U. Colonna e un dipinto su tela di Gesù tra gli Apostoli del pittore contemporaneo U. D'Ambrosio. Tra le statue di culto c'è la Stella Maris (Madonna de Monte Carmelo), in cui onore si svolge la pittoresca processione a mare oltre alla ferrovia, sorgono due torri d'avvistamento, la Cavallara e la Galea, ambedue del XVI secolo. In contrada S, Barbara, è una necropoli greco - romana e una indigena preiprotorica. In contrada Pineta Rubini ha sede l'Istituto Bruzio di Studi Antichi ed Altomedievali. Il Teatro romano
L'edificio ha forma semicircolare ed è realizzato in un terreno pianeggiante, perciò la cavea è costituita da una serie di bassi muretti su cui si appoggiano lastre di pietra di terracotta. Il muro di pulpitum, che sorreggeva il palcoscenico, è articolato da nicchie semicircolari e rettangolari alternate, fiancheggiate da due scalette in vista. Il Teatro romano ha un particolare interesse archeologico perché è uno dei più significativi esempi di transizione fra il teatro greco e quello romano; esso rappresenta più fasi costruttive: è allo studio la fase d'impianto, mentre è certo un rifacimento nei primi secoli dell'impero. Torre del Cavallaro (Spina)
La fortezza con coronamento a merli è dotata di una monofora con arco a tutto sesto. La struttura muraria presenta dei fori cosiddetti "da ponte" ed è suddivisa in due parti: troncoconica alla base, utilizzata come deposito, e cilindrica in alto dove si trovava la sala della guardia. Al centro corre un cordolo formato da intonaco e piccole pietre irregolari. L'ingresso era posizionato a monte in una zona inaccessibile dal mare e raggiungibile, probabilmente, attraverso una scala in legno o corda. Dopo le incursioni barbariche la torre del Cavallaro divenne un posto doganale nel decennio francese e una postazione del cordone sanitario approntato in seguito all'epidemia di colera del 1831. Durante il secondo conflitto mondiale sulla fortificazione fu installato un telegrafo e un posto di avvistamento aereo.
La bellissima Torre Galea è una residenza feudale che si trova nell'omonima località, a circa due Km dal centro del paese; la contrada Galea in origine era chiamata Abbate Henrico; essa prese il nome attuale intorno al 1534, quando il Marchese di Castelvetere e signore di Motta Gioiosa, Giambattista Carafa fece costruire una imbarcazione per l'imperatore Carlo V. La Torre fu costruita fra il 1483 ed il 1490 da Cola Iacopo Romano, nobiluomo di Sorrento, investito dal titolo di barone di Abbate Henrico dal re di Napoli Ferrante I d'Aragona. L'edificio è a pianta quadrangolare con due torri semicilindriche situate agli spigoli Nord e Sud, con beccatelli in pietra alla sommità; l'interno presenta tre ambienti sovrapposti, con altrettanti ambienti minori nel corpo della torre Sud ed una scala a chiocciola nella torre Nord; è accessibile da un ponte di legno, che un tempo doveva essere mobile.
|
|
|
Webmaster Ing. Francesco Alati |