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Martone
Martone sorge in zona abitata sin dall'antichità (come attestano reperti archeologici venuti più volte alla luce). Il centro comunque si sviluppò nel periodo delle invasioni saracene, quando demograficamente si accrebbe l'afflusso di popolazioni costiere. Martone ha origini antichissirne che risalgono forse al VII-VIII secolo. Sul significato del suo nome non c'è accordo: alcuni dicono che deriva da una famiglia greca "Martis", altri invece pensano derivi da Marte, dio romano della guerra. Se così fosse Martone potrebbe essere stato originariamente un accampamento di soldati romani durante la "guerra sicula" fra Augusto e Sesto Pompeo. Altri ancora dicono che Martone prende il nome da un'antica famiglia della Normandia venuta in Calabria nell'XI secolo al seguito di Roberto il Guiscardo. Nel XVI secolo lo storico Ottaviano Pasqua identificò Martone con il villaggio di Santa Maria di Bucito, di cui pare si sia trovata traccia in alcune fonti (tra queste: un atto notarile del XII secolo, con cui il vescovo di Gerace avrebbe donato il monastero della Santissima Madre di Dio di Bucito a un altro monastero, e un passo della vita di San Nicodemo in cui si farebbe riferimento agli abitanti di Bucito devoti a S. Maria Assunta in Cielo).
La casa del barone
In località Piligori, a pochi metri dal paese, si può ammirare
l'austera
Torre Mazzoni In passato, i paesi della vallata
del Torbido, tra cui Martone, erano dotati di un sistema difensivo
di avvistamento costituito da alcune fortezze (Torri). A
martone, in località Sujeria, era situata la Torre Mazzoni.
La prima chiesa dedicata all’Assunta, edificata nella parte bassa del paese (chiamata batìa o basìa), fu distrutta dal terremoto del 5 febbraio 1783. Ricostruita più in alto, grazie al contributo dei fedeli, fu danneggiata dai sismi del 1905 e del 1908. Restaurata, fu riaperta al culto nel 1932.Si presenta con un corpo principale rialzato rispetto alle navate laterali. Il portale d’ingresso, affiancato da due nicchie, è sormontato da una cornice a timpano e, più in alto, da una finestra con vetrata policroma su cui è raffigurata l’Assunta. Il tetto è a capanna. Sui portoni laterali, invece, si notano due finestre ovali a raggiera. Un po’ arretrato rispetto alla facciata, svetta sulla destra il campanile a base quadrata con una finestra monofora su ogni lato. L’interno della chiesa è a tre navate divise da due file di colonne. Il soffitto è decorato a cassettoni in bianco e oro (tonalità che si ripetono sulla cantoria). La navata centrale, su cui affaccia il pulpito di gusto barocco sorretto da una mensola a forma di conchiglia, termina con un’abside semicircolare sovrastata da un catino affrescato (è raffigurata la SS Trinità). L’altare maggiore è in marmo policromo, il tabernacolo in argento sbalzato. Nella navata destra c’è la cappella del SS Salvatore, in quella sinistra la cappella dell’Immacolata. Tra gli oggetti conservati nella chiesa da segnalare una croce astile in argento (XVII secolo) che ha su un lato il Crocifisso e sull’altro la Madonna Immacolata. Chiesa di San Giorgio E’ un culto antico quello di San Giorgio che, secondo alcuni, risalirebbe al XVI secolo. Pare, infatti, potersi collocare a questa epoca l’esistenza di una chiesetta a lui intitolata e poi completamente distrutta dal terribile terremoto del 1783. L’attuale edificio fu costruito tre anni dopo (1786) nel cuore del centro storico. Particolare la posizione che segue, in curva, l’andamento della stradina. Nella facciata principale, decorata con lesene in stile ionico, risalta l’intaglio del portale ligneo a formelle (in quelle centrali sono scolpiti San Giorgio a cavallo e uno stemma nobiliare). Caratteristico il campanile sopraelevato con finestre a sesto acuto. Nell’interno, a tre navate, spiccano i pilastri divisori rivestiti, per metà, con pietre a vista. Belle inoltre, subito dopo l’ingresso, le due colonne in marmo grezzo che reggono la cantoria lignea. Dietro l’altare maggiore, in marmi policromi, campeggia la cappella (opera di Raffaele Pata) che ospita la statua in legno di San Giorgio con la principessa e il drago (si rimanda alla leggenda). Di questo Santo (patrono di Martone) nella chiesa sono custodite le reliquie del braccio, che i fedeli portano in processione il giorno della festa. |
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Chiesa di San Giuseppe Questa antica chiesa, beneficio della famiglia Infusini, si trova nell’omonimo largo lungo il corso principale. Probabilmente edificata nel XVII secolo, fu danneggiata dal terremoto del 1783 e poi restaurata. Ha una facciata semplice su cui si eleva un piccolo campanile a vela. Nell’interno, a unica navata, sono conservate una serie di statue lignee probabilmente provenienti dalle chiese del paese distrutte dal sisma. Tra queste: un’Addolorata del Settecento napoletano; un San Giuseppe, opera di artigiani meridionali del XVII secolo; il S. Cuore di Maria, opera dello scultore R. Murizzi, dei primi anni del Novecento. Oggi la chiesa è sconsacrata.
L’antico lavatoio del paese. E’ composto da tre vasche coperte da archi rivestiti con pietre a vista
Incastonato tra gli ulivi, in una posizione che domina la vallata del Levadio, spicca questo palazzotto che un tempo, durante la stagione estiva, ospitava i vescovi di Locri. Incerta è la data di costruzione, probabilmente risale alla metà del XIX secolo. La struttura a “L” si sviluppa su due livelli. Al piano terra c’era il deposito delle derrate alimentari e un frantoio. Gli appartamenti erano al primo piano. I muri esterni, in pietra e malta, presentano una serie di fori a distanza regolare e travi (il sistema era utilizzato come impalcatura per la costruzione degli edifici). Il portone d’ingresso è sormontato da un arco a tutto sesto realizzato a mattoncini. Sul tetto si nota una parte sopraelevata che ospita due finestre monofore. Del giardino circostante, che è circondato da un lungo muro con cancello d’ingresso in ferro battuto, resta una palma e una vasca circolare.Il palazzo, al momento, è in stato di abbandono. Esiste, però, un progetto dell’Amministrazione comunale che prevede il restauro e la costruzione di strutture di supporto (tra le idee avanzate, quella di adibirlo a museo della civiltà contadina) Frantoio Lombardo In paese ci sono i resti di un antico frantoio a pianta rettangolare. In piedi sono rimasti soltanto i muri perimetrali in pietra e calce. Dentro si possono ancora notare i supporti in ferro che sostenevano la chianca (il grosso tronco di quercia su cui venivano sistemati gli argani cilindrici per la molitura e la premitura delle olive).
Sulla strada che, nel passato, collegava Martone con S. Giovanni di Gerace e ai mulini posti lungo il fiume Levadio, si trova la cosiddetta "pietra di Sant'Anania", un blocco monolitico di natura calcarea immerso nella vegetazione e di forma irregolare. In esso sono evidenti numerosi fossili. Si tratta di varie forme
di vita animale e vegetale che, presenti normalmente nella roccia,
sono sottoposte, dopo la morte, ad un lentissimo processo di
fossilizzazione.
La grotta dei Saraceni, sita in contrada Gujune, è una
cavità di natura calcarea, affascinante all'interno per le numerose
scanalature dovute all'erosione e per le formazioni di stalattiti.
E' consigliabile una passeggiata in auto sulla strada "Martone-Croce Ferrata" che, tagliando la montagna tra filari di pini, castagni e faggi, conduce fino a Serra San Bruno. Si imbocca all'inizio del paese (arrivati al murales svoltare a destra) e dopo 7-8 km (l'ultimo tratto è un po' più difficoltoso perché sterrato) si arriva in località Quattro Strade (950 m slm) dove, in una fitta pineta, c'è un'ampia area pic-nic con tavoli, panche, barbecue e fontana di acqua potabile (della sorgente Crini). Prima di arrivare in cima, sulla strada si incontrano altri due punti ristoro (tavoli e panche). Leggenda del borbardamento Un momento molto
difficile Martone lo visse nel 1860 quando rischiò di essere
distrutto per ordine del generale La Marmora. A questo proposito si
racconta che dei ragazzi gioiosani vennero a Martone per rapire
alcune fanciulle. Siccome i Gioiosani commisero numerose violenze, i
Martonesi decisero di difendersi con le armi. Il capo dei Gioiosani,
originario della Sicilia, si arruolò nell'esercito del generale La
Marmora e riuscì a convincerlo a bombardare il paese. Leggenda di San Giorgio
Si narra, dunque, che, ai tempi del Santo, nei
pressi di Martone, capitò un enorme drago: chiunque si fosse avvicinato
sicuramente sarebbe stato ucciso. Dopo alcuni giorni, il drago affamato si
diresse verso il paese per mangiarvi gli abitanti. Da quel giorno nacque a Martone una grande devozione verso il Santo. |
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