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Platì
Fu feudo della stessa famiglia Spinelli, principi di Cariati fino
all'eversione della feudalità. Nel 1783 fu quasi distrutto dal
terremoto che sconvolse gran parte della Calabria. Per l'ordinamento
amministrativo disposto, nel 1799, dal generale Championnet, Platì venne considerato autonomo e assegnato nel
cantone di Roccella. I francesi, per la legge datata 19 maggio 1807,
ne fecero un Luogo, ossia Università, nel cosiddetto Governo di
Ardore. Nel riordino disposto per decreto 4 maggio 1811, istitutivo
dei Comuni e dei Circondari, venne compreso tra i primi, sotto il
nome di Mottaplatì.
Nel 1861 nel territorio di Platì vi fu un violento scontro tra i briganti di Ferdinando Mittica, ex ufficiale dell’esercito borbonico associato agli irregolari di Josè Borjès, e i piemontesi con la vittoria di quest'ultimi. Nel 1951 il centro fu colpito dalla violenta alluvione che devastò l'Aspromonte orientale e causò, a Platì, la devastazione di una buona parte del paese e la morte di 19 abitanti. Secondo la tradizione locale, l’etimologia di Platì risale alla voce prata cioè prati. In greco Platus significa luogo ampio, largo. Si tratterebbe del greco bizantino, anziché di quello antico, considerando che nell’Aspromonte orientale, per opera di monaci brasiliani vennero a costituirsi delle fiorenti granfie, centro di vita economica e spirituale. In greco ionico significherebbe luogo dal sapore maleodorante, salato. Infatti, tra l’attuale abitato di Platì e quello di Cirella, esisteva, prima del terremoto del 1638, un ampio lago di acqua salata con intorno grandi zone paludose . E’ proprio per effetto del terremoto del 1638 che si forma la valle in cui sorge Platì, mentre prima la montagna scendeva con un piano inclinato ed era possibile andare da Bovalino a Santa Cristina in tre ore. Secondo il prof. Zangari, pratas significherebbe venduto e si riferirebbe al passaggio del feudo da un possedimento ad un altro. Infatti, la fondazione del paese risale al 1505, anno in cui il Re Ferdinando il Cattolico concede in feudo a Don Carlo Spinelli, principe di Cariati, una vasta estensione di terreni, denominati Platì e Santa Barbara (20 febbraio 1505). In un primo momento venne edificata una piccola borgata che fu denominata Casale del fondaco, 1642, poi ingrandita e chiamata, verso il 1704, Platì. Secondo la testimonianza di molti intellettuali platiesi, si decise di formare nella zona veri e propri nuclei familiari di ex detenuti che, dalle carceri di Reggio Calabria, furono inviati in queste zone paludose come in una specie di colonia penale.
I francesi, nel 1789, istituirono Platì come comune autonomo, includendo in esso anche il territorio di Cirella, che fino a quel momento apparteneva al comune di Ardore. Un problema che è sempre esistito nella valle è quello delle alluvioni che hanno sempre arrecato danni abbastanza rilevanti e gravi perdite di vite umane: (1848, 1861, 1870, 1908, 1951, 1953, 1958, 1972, 1973).
Il
centro storico del paese è caratterizzato dalle stradine. Nel corso
degli anni, inoltre, lo sviluppo edilizio ha fatto sì che sorgessero
molte nuove abitazioni. Per questa ragione gran parte delle
costruzioni hanno foggia moderna.
Chiesa Madonna del Rosario Presenta una facciata modesta nella quale si apre il portale rettangolare sormontato da una monofora rettangolare corredata da vetri policromi. A sinistra si eleva una torre campanaria. L'interno della chiesa, a unica navata, è decorata con stucchi di bianco e di verde e numerosi affreschi. Particolare il soffitto che reca un dipinto raffigurante la Madonna del Rosario. La zona absidale, custodisce il tabernacolo variamente decorato che ospita la statua della Madonna.
Antica chiesa ubicata proprio nel cuore del centro abitato. La sua facciata è scandita da alte lesene dotate di capitello decorativo. Nella parte centrale si apre il portale ad arco in pietra che dà accesso all'interno della chiesa. A tre navate, divise da arcate sorrette da pilastri marmorei, custodisce la statua della Madonna di Loreto con il Bambino nel tabernacolo posto dietro l'altare maggiore. Palazzo Oliva Imponente palazzo che si eleva su tre piani corredati da balconi in ferro battuto e finestre con cornice ad arco. Il portale d'ingresso conserva lo stemma gentilizio sulla chiave di volta.
In piazza mercato. È un antico palazzo che si eleva su tre livelli di cui due fuori terra. La facciata principale è caratterizzata dalla presenza di balconi in ferro battuto. Il portale d'ingresso è ad arco in pietra martellata. Palazzo Galatti Si trova all'entrata del paese. Si eleva su tre livelli. In tutte le pareti perimetrali si aprono finestre con cornici a bassorilievo e finestre con ringhiere in ferro battuto. Il portale è rettangolare in muratura. Palazzo Mercurio-Galatti È ubicato nel cuore del centro abitato. Si eleva su due livelli caratterizzati dalla presenza di balconi con ringhiera in ferro battuto. Il portale è ad arco in pietra lavorata e dà accesso in un cortile. Qui una scala in pietra conduce ai piani superiori dove le stanze conservano parte degli arredi originari.
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