Altitudine

300 m slm

Superficie

50,87 Km2

Abitanti

3.804

Densità

74,78 ab/Km2

CAP

89039

Nome abitanti

platiesi
(
cal. platioti)

Santo patrono

Maria SS di Loreto

Giorno festivo

9 dicembre

 

 

 

Platì è paese di fondazione feudale, nato nel XVII Secolo sotto la signoria degli Spinelli, caratterizzato dalla posizione geografica montana (in una vallata al centro dell'Aspromonte orientale) e da un economia agricolo-pastorale con notevoli squilibri nella distribuzione della ricchezza e conseguente forte stratificazione sociale.

Fu feudo della stessa famiglia Spinelli, principi di Cariati fino all'eversione della feudalità. Nel 1783 fu quasi distrutto dal terremoto che sconvolse gran parte della Calabria. Per l'ordinamento amministrativo disposto, nel 1799, dal generale Championnet, Platì venne considerato autonomo e assegnato nel cantone di Roccella. I francesi, per la legge datata 19 maggio 1807, ne fecero un Luogo, ossia Università, nel cosiddetto Governo di Ardore. Nel riordino disposto per decreto 4 maggio 1811, istitutivo dei Comuni e dei Circondari, venne compreso tra i primi, sotto il nome di Mottaplatì. Gli venne aggregata la frazione di Cirella e venne mantenuto nella giurisdizione di Ardore. Per decreto 13 marzo 1831 gli venne aggregato l'allora soppresso Comune di natile che venne ricostruito autonomo per decreto datato 18 luglio 1836. L'attuale denominazione Platì, venne acquisita alla fine XIX secolo.

Nel 1861 nel territorio di Platì vi fu un violento scontro tra i briganti di Ferdinando Mittica, ex ufficiale dell’esercito borbonico associato agli irregolari di Josè Borjès, e i piemontesi con la vittoria di quest'ultimi.

Nel 1951 il centro fu colpito dalla violenta alluvione che devastò l'Aspromonte orientale e causò, a Platì, la devastazione di una buona parte del paese e la morte di 19 abitanti.

Secondo la tradizione locale, l’etimologia di Platì risale alla voce prata cioè prati. In greco Platus significa luogo ampio, largo. Si tratterebbe del greco bizantino, anziché di quello antico, considerando che nell’Aspromonte orientale, per opera di monaci brasiliani vennero a costituirsi delle fiorenti granfie, centro di vita economica e spirituale. In greco ionico significherebbe luogo dal sapore maleodorante, salato.

Infatti, tra l’attuale abitato di Platì e quello di Cirella, esisteva, prima del terremoto del 1638, un ampio lago di acqua salata con intorno grandi zone paludose .

E’ proprio per effetto del terremoto del 1638 che si forma la valle in cui sorge Platì, mentre prima la montagna scendeva con un piano inclinato ed era possibile andare da Bovalino a Santa Cristina in tre ore.

 Secondo il prof. Zangari, pratas significherebbe venduto e si riferirebbe al passaggio del feudo da un possedimento ad un altro. Infatti, la fondazione del paese risale al 1505, anno in cui il Re Ferdinando il Cattolico concede in feudo a Don Carlo Spinelli, principe di Cariati, una vasta estensione di terreni, denominati Platì e Santa Barbara (20 febbraio 1505).

In un primo momento venne edificata una piccola borgata che fu denominata Casale del fondaco, 1642, poi ingrandita e chiamata, verso il 1704, Platì.

Secondo la testimonianza di molti intellettuali platiesi, si decise di formare nella zona veri e propri nuclei familiari di ex detenuti che, dalle carceri di Reggio Calabria, furono inviati in queste zone paludose come in una specie di colonia penale.

Via XXIV maggioIl terremoto del 5 febbraio 1783 distrusse gran parte degli edifici. Considerevoli furono i danni che ammontarono a centomila ducati. Le vittime 25.

I francesi, nel 1789, istituirono Platì come comune autonomo, includendo in esso anche il territorio di Cirella, che fino a quel momento apparteneva al comune di Ardore.

Un problema che è sempre esistito nella valle è quello delle alluvioni che hanno sempre arrecato danni abbastanza rilevanti e gravi perdite di vite umane: (1848, 1861, 1870, 1908, 1951, 1953, 1958, 1972, 1973).

Il centro storico del paese è caratterizzato dalle stradine. Nel corso degli anni, inoltre, lo sviluppo edilizio ha fatto sì che sorgessero molte nuove abitazioni. Per questa ragione gran parte delle costruzioni hanno foggia moderna. Chiesa Madonna del RosarioMa le chiese e i palazzi gentilizi che costellano il centro storico conservano ancora atmosfere di tempi passati. E in più una natura incontaminata invita a salutari passeggiate all'aria aperta.

Chiesa Madonna del Rosario

Presenta una facciata modesta nella quale si apre il portale rettangolare sormontato da una monofora rettangolare corredata da vetri policromi. Chiesa Santa Maria di LoretoA sinistra si eleva una torre campanaria. L'interno della chiesa, a unica navata, è decorata con stucchi di bianco e di verde e numerosi affreschi. Particolare il soffitto che reca un dipinto raffigurante la Madonna del Rosario. La zona absidale, custodisce il tabernacolo variamente decorato che ospita la statua della Madonna.

Chiesa di Maria SS di Loreto(Matrice)

Antica chiesa ubicata proprio nel cuore del centro abitato. La sua facciata è scandita da alte lesene dotate di capitello decorativo. Nella parte centrale si apre il portale ad arco in pietra che dà accesso all'interno della chiesa. A tre navate, divise da arcate sorrette da pilastri marmorei, custodisce la statua della Madonna di Loreto con il Bambino nel tabernacolo posto dietro l'altare maggiore.

 

Palazzo Oliva

Imponente palazzo che si eleva su tre piani corredati da balconi in ferro battuto e finestre con cornice ad arco. Il portale d'ingresso conserva lo stemma gentilizio sulla chiave di volta.

Palazzo OlivaPalazzo Furore

In piazza mercato. È un antico palazzo che si eleva su tre livelli di cui due fuori terra. La facciata principale è caratterizzata dalla presenza di balconi in ferro battuto. Il portale d'ingresso è ad arco in pietra martellata.

Palazzo Galatti

Si trova all'entrata del paese. Si eleva su tre livelli. In tutte le pareti perimetrali si aprono finestre con cornici a bassorilievo e finestre con ringhiere in ferro battuto. Il portale è rettangolare in muratura.

Palazzo Mercurio-Galatti

È ubicato nel cuore del centro abitato. Si eleva su due livelli caratterizzati dalla presenza di balconi con ringhiera in ferro battuto. Il portale è ad arco in pietra lavorata e dà accesso in un cortile. Qui una scala in pietra conduce ai piani superiori dove le stanze conservano parte degli arredi originari.

 

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