Altitudine

550 m slm

Superficie

16,31 Km2

Abitanti

260

Densità

15,94 ab/Km2

CAP

89030

Nome abitanti

staitesi

Santo patrono

Sant'Andrea

Giorno festivo

26 luglio

 

 

Staiti è un caratteristico borgo medievale, con le abitazioni disposte a terrazza e il centro storico attraversato da un fitto intrico di viuzze.

Staiti, arroccato sul fianco della Rocca Giambatore a 500 m s.l.m. e con vista sull’ampia valle della fiumara di Bruzzano, sorge a circa 12 chilometri dalla costa, circondato da una vera e propria barriera naturale di roccia che, nei secoli passati, si rivelò essere un’eccellente protezione contro le incursioni piratesche.

Di origine incerte, si suppone essere nato intorno al 1500 come luogo d'avvistamento facente parte del feudo di Brancaleone allora retto da Geronimo Ruffo. Assunse l'odierna denominazione quando fu acquistato dalla famiglia Staiti che lo fortificò e lo cedette poi ai principi Carafa di Roccella Jonica che lo tennero fino al 1806 (anno dell'eversione della feudalità).

 

Alla famiglia Stayti si deve la chiesa di Santa Maria della Vittoria, costruita tra il 1622 e il 1633 per commemorare la vittoria riportata a Lepanto dalle armate cristiane sui turchi, il 7 Ottobre del 1571. Come indica l’iscrizione sulla facciata, l’edificio fu restaurato al tempo del vescovo di Bova, Marcantonio Contestabile (1669-1699), periodo in cui fu innalzato il campanile cuspidato, munito più tardi di un orologio a pesi. All’interno, nella prima nicchia della navata sinistra, si conserva la statua in marmo del 1622 della Madonna con il Bambino, opera del Gagini, mentre sulla navata destra si stagliano due altari barocchi dedicati ai Santi Vincenzo e Antonio.

Staiti è un comune che appartiene all'area grecanica anche se la lingua greca non viene più parlata.

L'abitato, come consuetudine dei paesi arroccati, segue l'ardua orografia del territorio e si incastona perfettamente su questa roccia che dà una sensazione di precarietà e sicurezza al tempo stesso.

Tutto l'interesse ruota attorno alla Chiesa di Santa Maria della Vittoria, la Piazza antistante il grande edificio religioso è il punto di incontro dei cittadini, gente umile che a fatica e combattendo l'arduo territorio è riuscita a tirare avanti lavorando con dedizione e cogliendo i frutti che la terra offriva loro. Oggi la comunità è molto piccola, la meno numerosa dell'Area Grecanica e di tutta la Calabria, ma un tempo Staiti era fiorente, con una popolazione che si attestava intorno alle 1500 unità ed aveva una florida economia anche in epoche di crisi.

Abazia di Santa Maria di Trideti

Nel territorio sorge l’abbazia romanico - normanna di Santa Maria dei Tridetti.

Le notizie relative alla sua origine sono scarse e incerte.

La leggenda, come testimonierebbero alcune monete e manufatti di età antica rinvenuti nella zona, riferisce che nell'area, in seguito occupata dalla chiesa, sorgeva un tempietto, elevato dai Locresi zephiri, che abitavano la contrada all'epoca della Magna Grecia (V-VI secolo a.C.), in ringraziamento di Nettuno che li aveva risparmiati da una tempesta .

Il culto del dio del mare doveva essere molto sentito, se è vero che la sua statua era coperta da un prezioso mantello. Anzi si vuole che Annibale, all'epoca della lotta contro Roma, quando pose la sua base a Crotone e lungo la costa ionica (206-203 a.C.), volendo punire i Locresi per la loro alleanza con la sua nemica, passando dal tempio sottraesse il manto gemmato, con grave costernazione dei suoi soldati. Per tranquillizzarli, gli disse che il dio aveva caldo e che al ritorno, con l'aria più fresca, lo avrebbe restituito.

In onore della divinità, sarebbe stata coniata una moneta di cui, qualche esemplare, sarebbe stato rinvenuto nei pressi. Portava impressa su una faccia un bove con un ramo ai piedi e sull'altra il nume con scudo e tridente.

All'epoca dei primi insediamenti basiliani, quindi, intorno al VII-VIII secolo, il tempio era abbandonato ed i religiosi se ne impossessarono trasformandolo, naturalmente, in una chiesa greca. La dedicarono alla Madonna che, forse in ricordo del luogo, chiamarono del Tridente, in seguito trasformato in Tridetti. Secondo questa versione, l'abbazia sarebbe una delle più antiche della Calabria. Il tempo subì una profonda ristrutturazione dopo il 1060 con gli Altavilla.

Secondo altri Tridetti deriverebbe dal greco tridactilon, che vuoi dire tre dita. L'allusione si riferirebbe al Bambino, sorretto dalla Madonna, che ha la mano alzata con tre dita aperte e due chiuse. Il gesto starebbe ad indicare la Trinità e quindi la maternità divina di Maria. In effetti è esistito un quadro con una simile rappresentazione. L'opera, dovuta a pittori bizantini, in epoca imprecisata è stata trasferita in qualche museo di Napoli e di essa si sono perse le tracce.

Per tanti anni è stata circondata dal silenzio e dal totale disinteresse, praticamente sino al 1912. Sino a quando cioè, Paolo Orsi, sovrintendente alle antichità e belle arti per la Calabria e geniale ricercatore, non la riscoperse, descrivendola in un saggio ancora oggi famoso.

Di graziosa semplicità ed austerità, in perfetto stile orientale, l'abbazia ha recentemente subito dei restauri in stile "contemporaneo" ma rimane una tappa culturale e turistico-architettonica di tutto rilievo nell'area.

Lungo i secoli il materiale fu asportato allo scopo di utilizzarlo in altre costruzioni ma, nonostante tutto, la Chiesa non subì manomissioni irreparabili. Lo stato in cui si trova è solamente dovuto al tempo ed all'incuria degli uomini. Si presenta senza copertura e con le mura sbrecciate in diversi punti però, nell'insieme, conserva la struttura originale.

È disposta con l'abside ad oriente e la facciata ad occidente, secondo la consuetudine greca. L'ingresso principale è costituito da un ampio portale ad arco acuto, sostenuto da due mezze colonne in mattoni e capitelli calcarei che fanno da stipiti. Le dimensioni dell'arco sono tali da rendere problematica la sistemazione degli infissi, il che lascerebbe supporre la presenza di un'apertura interna di dimensioni più ridotte.

Sulla parte superiore della facciata si inseriscono due merli a coda di rondine, tra i quali si apre una finestra. Ad un piano più alto è sistemato il campanile a vela con due loculi per le campane.

L'importanza di S. Maria di Tridetti, risiede nella convergenza di motivi architettonici di diversa derivazione. Elementi greci, bizantini ed islamici, perfettamente equilibrati, starebbero a testimoniare la maturità raggiunta, nel corso del XII secolo, dell'architettura calabro-bizantina. La struttura greco-basiliana si riconosce da particolari inconfondibili come l'arco a sesto acuto, sorretto da due semicolonne in cotto, che s'innalza tra navata a presbiterio, le finte colonne con due capitelli ionici capovolti ai lati dell'abside, provenienti da precedenti costruzioni, la presenza di due porte laterali per l'ingresso dei fedeli, separati secondo il sesso ed, infine, l'assoluta mancanza di decorazioni sculturali.

Accenti arabi si riscontrano nella forma acuta dell'arco trionfale e nei due archi, ai lati del presbiterio, che separano tra loro gli spazi laterali a crociera, ma soprattutto nei raccordi tra il primo tamburo rettangolare ed il secondo ottagonale, che sostiene la cupola: in luogo dei pennacchi sono adottate nicchie a doppi risalti, disposte trasversalmente.

Di gusto bizantino é la decorazione laterizia che, con i suoi chiaroscuri ritmati, contrasta con l'aspetto modesto dell'interno, probabilmente affrescato, con figure molto semplici.

Santa Maria di Tridetti, presenta numerose analogie con un altro tempio basiliano, il S. Giovanni Vecchio di Stilo a pochi chilometri dalla Cattolica.

 

Museo dei santi italo-greci

 

Collocato  all’interno di Palazzo Cordova, il Museo dei Santi Italo-Greci di Staiti è un’importante opera di valorizzazione del patrimonio culturale-religioso dell’intera Area.

Unico in Calabria, il Museo ospita 22 icone dei Santi calabresi e siciliani venerati nella Calabria e nell’Area Grecanica della Calabria.

“La collezione – dichiara l’iconografo Tikhonov – è destinata a durare non solo negli anni, ma nei secoli. Ne è garante proprio l’antica tecnica di esecuzione, sperimentata con successo da una pleiade di maestri iconografi del passato. In questo modo, anche le future generazioni dei Greci di Calabria potranno mantenere sempre viva la memoria dei santi Padri, protagonisti del glorioso passato di questa grande terra”.
 

 

Webmaster Ing. Francesco Alati